Quella voce che rovina il film

Non è la prima volta che mi capita di vedere un film ed essere disgustata dalla scelta di un doppiatore. Magari non tanto perché il doppiatore non sia bravo, ma semplicemente perché la sua pronuncia e il suo modo di parlare è davvero irritante, fastidioso per quel particolare personaggio a cui sta dando la sua voce.

Ogni persona ha la propria voce e quando bisogna prestare la voce ad un attore straniero per il doppiaggio, bisogna scegliere il doppiatore più adeguato, perché ogni personaggio ha la sua voce, una voce che ne identifica il ruolo. Se il personaggio è un valoroso guerriero, magari dalla corporatura robusta e possente, ci si aspetta una voce maschile vigorosa e non una stridula o effemminata. Se il personaggio non è straniero, è difficile accettare un accento differente da quello degli altri.

Sopratutto se si tratta di un film di animazione, gli accostamenti devono essere fatti col cuore, ovvero pensando a che voce avrebbe nella realtà quello specifico personaggio. Le voci hanno la loro importanza e non si possono assegnare a caso, perché anche i personaggi animati hanno una precisa personalità che va rispecchiata anche col la voce, una dignità che va rispettata.
Insomma, nella scelta dei doppiatori non bisognerebbe scegliere una persona magari famosa in quanto tale, al solo scopo di avere un nome importante nei titoli di coda, perché si rischiano accostamenti azzardati personaggio/voce.

Capita, a volte invece, di incappare in qualche film in cui uno spettatore rimanga deluso quando un personaggio apre bocca, perché la sua voce non centra proprio per niente con quello che dovrebbe rappresentare. È così che un film viene completamente rovinato, perché come un alone di fastidio si materializza durante la visione di un film, ogni volta che quel personaggio parla. Quindi non resta che sperare che le battute siano poche.

È così, ad esempio, che un drago femmina, un drago che dovrebbe incutere timore e mettere in soggezione chiunque gli compaia davanti, diventi uno scarabocchio sullo schermo. È quello che accade in Eragon, dove il drago sembra più lo spirito di una donna intrappolato in un corpo di mostro e che non sa di esserlo. Il risultato finale, che avevo descritto in Terribile visione, era veramente di pessimo gusto.

Anche nel primo capitolo di "Le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l’armadio", succede più o meno la stessa cosa. Il compito di doppiare Aslan, il leone, è stato affidato a Omar Sharif. Come nel caso del drago, anche qui la voce del doppiatore ha completamente storpiato l’idea che uno potrebbe avere di un leone, il re della foresta per eccellenza, bello con la sua maestosa criniera, potente come il suo ruggito ed eroico come lo è il personaggio di Aslan.
Magari nel libro veniva descritto come un leone vecchietto che si sacrifica, prendendosi gioco dell'ignoranza del nemico? Ne dubito, visto che nel capitolo successivo il doppiatore è stato cambiato, ma il risultato è riuscito a trasformare una visione tranquilla in un visione infastidita dalle parole pronunciate da Aslan (che, per fortuna, non ha parlato proprio così tanto).
Come può essere un leone convincente con una voce così tremolante e soprattutto con quella cadenza straniera? Perché questo è ciò che si percepisce ascoltando Aslan.

Tecniche eccezionali per rendere quello che nella realtà non esiste, scenografie sconcertanti e altro, non possono distogliere l’attenzione su ciò che caratterizza maggiormente un film, sia esso d’animazione o non. I personaggi che creano la storia sono parte fondamentale del film, che la loro recitazione sia mediocre od ottima, comunque servono a costruire una storia, che magari nei film di oggigiorno stenta ad evolvere a discapito di effetti strabilianti. Tuttavia i personaggi non sono solamente gli attori o i disegni di un cartone animato, sono anche delle voci che esprimono e rappresentano quello specifico personaggio e il suo essere all’interno della storia.

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