Kiki, consegne a domicilio!

L'altro ieri, giusto per digerire il pranzo di Natale, ho passato la serata a vedere un altro film d'animazione dello Studio Ghibli (qui avevo parlato de Il castello errante di Howl), Kiki, consegne a domicilio appunto.

Il film parla della streghetta Kiki che, compiuti tredicianni, parte per l'anno di praticantato da strega. Col suo gatto Jiji, rigorosamente nero, si trasferisce, quindi, in una nuova città come da tradizione. Lì, dovrà dimostrare di essere in grado di cavarsela da sola.
Ovviamente ne combinerà di tutti i colori e soprattutto incontrerà delle difficoltà, in particolare quando la sua magia si affievolirà e non sarà più in grado di volare. Siccome, però, una dote ogni tanto si spegne aspettando solo il momento di alimentarsi ancora, alla fine tutto andrà per il meglio.

Ovviamente il personaggio che io preferisco è Jiji, il gatto. :) I tratti che delineano il suo disegno sono apparentamente banali, ma sono tali da renderlo buffo e decisamente adeguati al tipo di gatto che esso interpreta. Egli, cioè, rappresenta il detto "tale cane tale padrone" in versione felina, in quanto il suo personaggio è perfettamente intonato alle caratteristiche di Kiki: semplice e modesto. Il suo essere semplicemente "gatto", invece, lo rende simpaticissimo.
La scena più carina che lo riguarda è alla fine, quando scorrono i titoli di coda e il film mostra quello che succede dopo la storia. Jiji, che aveva trovato una compagna, una splendida gatta bianca dai tratti aristocratici, diventa papà: mentre un gattino (forse due, non ricordo) assomiglia alla mamma, uno è esattamente la copia "giovane" del papà... In effetti, mentre tutti sono in posa su un muretto, l'unico che pasticcia un po' e rischia di cadere è proprio il piccolo gattino nero! Un vizio paterno, visto che Jiji rischia sempre di cadere dalla scopa di Kiki! :P

Jiji

L'unica cosa che mi ha lasciato, come dire, "un po' così" di questo film, è il finale, in quanto quando sono arrivati i titoli di coda non me li aspettavo, mi hanno colta di sorpresa. Non che la vicenda narrata in sé necessitasse di un proseguimento, ma il finale arriva inaspettato, proprio con la scena in cui Kiki recupera pienamente la sua capacità di voltare. Un bel "e poi?" è più che giustificato con una decisione del genere! Beh, certo, ci sono i titoli di coda a rispondere a questa domanda, tuttavia una scelta di questo tipo, secondo me, evidenza il fatto la filosofia che sta alla base di un film di animazione come questo è differente rispetto a quella a cui sono abituata.
Mi ripeterò, comunque vale la pena ricordare che le differenze si possono osservare anche nelle storie, che sono molto particolari, secondo me. Sono racconti a metà tra la realtà e la fantasia e questo ne è una dimostrazione.

Peccato che, nella versione da me vista, non abbiano lasciato le canzoni in lingua originale, magari coi sottotitoli. Di solito sono molto ad effetto... Dovrei verificare se hanno solo tradotto le parole o hanno modificato anche la melodia, anche se ad orecchio, mi sa che hanno toccato anche la seconda.
Per fortuna, almeno per questi film, vengono mantenuti i nomi dei personaggi che, in molti cartoni animati che si vedono per tv, vengono ahimé italianizzati, molto spesso con scelte davvero opinabili e ingiustificate.

Fonte delle immagini: Wikipedia inglese.

Sono un appassionato delle opere del maestro Hayao Miyazaki. Ho visto tutti i lavori tranne Porco Rosso, Il mio vicino Totoro e Kiki, consegne a domicilio! oggetto del tuo post.
Domani me lo procuro non vedo l'ora di vedere, da gattaro come sono, il gatto Jiji e apprezzare un disegno più "semplice" e meno corretto al computer.

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