Difficile, ma non impossibile

Stamattina mi è capitato di imbattermi nelle immagini di Giochi senza frontiere, trasmissione nata dalla coproduzione europea delle nazioni partecipanti, che vedeva sfidarsi delle squadre di nazionalità differente in giochi a punti. Le squadre erano formate da persone provenienti da città diverse ad ogni puntata, che rappresentavano la nazione, e che, in caso di vittoria, accedevano alla finale.
Le puntate avevano luogo in città differenti e, a rotazione, toccavano tutte le nazioni partecipanti; tranne negli ultimi anni, in cui si era optato per una città unica per ciascuna edizione.
I giochi erano delle vere e proprie gare sportive a tema, caratterizzate da elementi in gomma piuma che ne creavano la sorprendente scenografia. I più divertenti, a parer mio, erano quelli in acqua, dove, molto spesso, i concorrenti dovevano attraversare una piscina su dei galleggianti davvero poco stabili.
Tutte le nazioni partecipavano ad ogni gioco, tranne una, scelta ad estrazione, se non ricordo male, che doveva partecipare al fil rouge (un gioco particolare dove le squadre partecipavano singolarmente e non come negli altri giochi tutte insieme). Esisteva anche il jolly che, una volta giocato, faceva raddoppiare i punti totalizzati nel gioco e che, quindi, le squadre decidevano di giocare nella manche in cui si ritenevano più forti.
I giochi erano estivi, ma ricordo anche alcune versioni invernali della trasmissione, un po' meno belle, sempre a parer mio.

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Non ho potuto vedere tutta la trasmissione/documentario proposta da Rai3 su Giochi senza frontiere, però il concetto mi è sembrato abbastanza chiaro: mancanza di soldi. Questo uno dei motivi che hanno portato alla fine di questa trasmissione, che apprendo essere una delle più longeve della tv.

Qualcuno dei produttori italiani ha anche osservato che, molte volte, quello che piaceva in passato ora non piace più e se viene riproposto non fa più audience. Secondo me non è del tutto vero, dipende anche da come si ripropone un programma. Di certo sarà difficile ottenere i risultati storici, ma se manca lo spirito che ha portato al successo una trasmissione, difficilmente si riuscirà a fare qualcosa per cui vale la pena continuare. Io mi ricordo che già negli ultimi anni, quando hanno cominciato a cambiare i conduttori e a fare Giochi senza frontiere sempre nello stesso paese, la trasmissione aveva perso il suo fascino. Sempre le solite cose, alla fine, ma quello che ha inciso di più, secondo me, era la mancanza di entusiasmo. Probabilmente nemmeno chi faceva il programma non ci credeva più e, come in tutte le cose, traspariva.
Di certo, i giochi e le sfide non sono passate di moda. In molti programmi si ricorre molto spesso alle gare per guadagnare qualcosa. È solo cambiato lo stile dei giochi proposti che, forse, assomigliano molto più a vere e proprie sfide estreme/dimostrazioni di forza fisica.

Bisogna anche aggiungere che le motivazioni che spingevano una nazione a partecipare sono cambiate nel tempo. Una volta c'era la voglia di sentirsi parte di una comunità europea e, forse, adesso, le cose sono cambiate, una comunità c'è e, quindi, non serve un gioco per crearla. Una volta c'era la voglia di mostrarsi e di far vedere a tutti le bellezze paesaggistiche (come non ricordare i servizi sulle città partecipanti e che ospitavano i giochi...), ma, forse, oggi non sono più necessarie, ci sono altri modi per pubblicizzare il proprio paese.
Tuttavia sembra che le richieste da parte del pubblico di vedere una nuova edizione di Giochi senza frontiere non hanno mai smesso di arrivare in redazione della Rai. Pare che nel 2007 si era andati molto vicino alla realizzazione di una nuova edizione. Speranza naufragata per il solito motivo.. Soldi.

Milly Carlucci ha anche parlato delle tempistiche televisive. Ha messo l'accento sul fatto che, ai nostri giorni, è impensabile tutta la preparazione necessaria a suo tempo per creare le ambientazioni, allenare le squadre e mettere d'accordo tutti quanti. La troupe e le squadre arrivavano 12 giorni prima della puntata nel luogo predestinato.
Oggi c'è troppa fretta, voglia di ottenere dei risultati con le minor spese possibili, che siano essere viste in termini di tempo o di denaro (ed essendo il tempo denaro...).

Di certo, sentendo parlare le persone che hanno dato vita ai Giochi senza frontiere, quella collaborazione europea deve esser stata un vero e proprio successo, non solo a livello di trasmissione. Insomma, mettere d'accordo tutti quanti sui tipi di giochi da proporre non deve essere stata impresa da poco! ;)
Come in ogni gara internazionale, gioco o meno che sia, un po' di competitività era logico si creasse. Non è una sopresa, quindi, sentire che tutti volevano fare meglio degli altri, anche dietro le quinte, e che tutti cercavano di tirar l'acqua nel proprio mulino ovvero ideare giochi idonei per la propria squadra.
Alla fin fine, però, tutto questo miscuglio di ingredieni ha permesso di creare il successo che è stato Giochi senza frontiere e credo che la cosa più importante è che tutti si divertivano!

Quanti bei ricordi... Come non ricordarsi di Claudio Lippi, ma soprattutto del conduttore Ettore Andenna, e di quell'arbitro Denis Pettiaux e del suo "Trois..deux..un..fiuuuuuuu!"
Chissà se un giorno riusciranno a rimettere in piedi i giochi olimpici della tv... Difficile, ma non impossibile, come qualcuno ha detto durante l'intervista!

Per chi volesse ulteriori informazioni, mi è stato indicato il link giochisenzafrontiere.net.

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